Designer di maglieria… chi è? cos’è?!

Belli de casa, buongiorno!

È da un po’ di tempo che volevo parlare di quest’argomento perché confrontandomi con alcune persone mi sono reso conto che non è sempre chiaro come funzionano le cose per chi, come me, lavora in modo continuativo con riviste di maglieria.

Mi fa piacere, dunque, condividere la mia esperienza (che è solo un’esperienza fra milioni!) e raccontarvi cosa c’è dietro a tutti quei pattern che trovate sulle riviste di maglieria, come nascono e come quali processi creativi (e non) attraversano prima di arrivare ad occupare le riviste che ci piacciono tanto e dalle quali prendiamo molto spesso spunto.

Selezione del design

La prima cosa su cui penso sia d’uopo soffermarci è proprio la scelta del design. Come avviene? Più volte all’anno le riviste di maglieria, i siti che pubblicano online o i brand di lana che voglio articolare una collezione con nuovi filati in uscita etc… procedono a selezionare dei designer e relativi modelli attraverso una call for submission. Di cosa si tratta? In poche parole, viene pubblicato sui social, o si riceve una email se si è già iscritti alla newsletter, un invito ai designer a condividere delle proposte di modelli seguendo un iter specifico che, però, è diverso per ogni rivista o selezionatore. Normalmente, nella email o nel sito si possono trovare tutte le informazione necessarie per candidarsi nel modo migliore.

Spesso viene condiviso un moodboard di collezione al quale ispirarsi per inviare delle proposte che siano coerenti ad un tema comune. Questi moodmoard possono essere delle cartelle condivise su pinterest, o addirittura un vero e proprio pacchetto in PDF di immagini dai quali si può prendere ispirazione.

Per intenderci, se vedete una pagina piane di maglioni a righe, il tema principale saranno le righe. Se, invece, vedrete fiori, il tempo principale saranno i fiori. Righe e fiori li potrete sviluppare come volete purché rientrino in questi due temi.

Una volta che avrete pensato, elaborato e disegnato il capo, potrete inviarlo il bozzetto e le specifiche alla rivista o all’indirizzo indicato nella call.

Ma il bozzetto? Come lo disegno?

Le riviste sanno con chi hanno a che fare (o almeno questa è l’impressione che ho sempre avuto). Spesso, queste riviste che aprono le call a tutti senza fare una pre-selezione, sanno che potrebbero ricevere progetti chiarissimi con illustrazioni molto belle, come disegni molto basici. Ma quello che cercano, rega’, non sono illustratori. Cerano idee e cercano idee belle. Questo per dire che non occorre essere bravissimi a disegnare e fare delle illustrazioni pazzesche, quello che occorre è saper essere creativi e saper spiegare bene il proprio progetto, con dovizia di particolari. Non sarà MAI “una maglione top down in circolare, a maglia rasata”. Sarà, SEMMAI, un “maglione top-down con avvio tubolare e una costa 1:1 di 2,5 cm con i ferri XX. Si procederà a lavorare lo spone a maglia rasata, con i ferri XX, aumentando gradualmente in 4 punti per creare, così, una manica raglan, etc…”. Okay?

Ricordiamo, inoltre, che se abbiamo in mente un punto particolare o un effetto particolare che un punto può dare alla maglia, ci verrà richiesto di allegare foto di un campione con un filato simile a quello proposto del punto che volete realizzare per il progetto. Il campione, cerchiamo di non farlo di 5×5 cm, mi raccomando! Facciamolo di 15×15 cm almeno. Okay? Magari con un bordo a grana di riso o legaccio per non farlo arricciare.

Se temiamo che il nostro bozzetto non sia all’altezza, possiamo sempre disegnare il maglione in piano, che significa che possiamo fare un disegno tecnico del nostro maglione con le misure e le indicazioni necessarie a chiarificare eventuali punti importanti.

Se temiamo che il nostro bozzetto non sia all’altezza, possiamo sempre disegnare il maglione in piano, che significa che possiamo fare un disegno tecnico del nostro maglione con le misure e le indicazioni necessarie a chiarificare eventuali punti importanti.

Parliamo di pippi!

Le collaborazioni con le riviste possono essere gestite in milioni di modi. Io resto del parere che la soddisfazione di essere publicati è enorme e, per me, la felicità di vedere il proprio modello fotografato a inserito in una rivista che non solo ti menziona nella gerenza, ma valorizza il tuo ruolo di designer indicandoti sotto al nome del modello è impagabile! Tuttavia, so che non si vive né di solo pane ma neppure di sola gloria.

Quasi sempre non si tratta di un do ut des (tu mi fai il maglione e in cambio io ti pubblico). Le riviste, da quanto ho potuto vedere, sono spesso ben disposte a pagare per il tuo lavoro e per il tuo design e in caso contrario, molto spesso sono disponibili a darti la lana per il progetto che intendi realizzare. Chiunque sferruzzi, sa benissimo che la fornitura del materiale è un enorme aiuto. La rivista, infatti, difficilmente pubblicherebbe un maglione fatto interamente in acrilico e preferirebbe dar spazio a progetti lavorati con filati pregiati o comunque di buona qualità; questo implicherebbe da parte nostra l’acquisto di lana costosa e sarebbe un costo di set up abbastanza importante da affrontare. Il supporto del materiale, quindi, è un ottimo punto di partenza. Ma difficilmente non verremo pagati per il nostro lavoro indipendentemente dalla fornitura del materiale.

Il pattern, lo schema, le istruzioni…

Chiamiamolo come vogliamo, bamboli belli, ma questo è una di quelle cose che vanno fatte e vanno fatte benissimo.

Quindi, facciamo che è andato tutto in porto e ora che abbiamo ricevuto la lana possiamo darci dentro con il nostro pattern! YAY! Ricordiamoci che oltre al capo finito entro un determinata scadenza, la rivista vuole tutte le istruzioni per poterlo pubblicare.

Spesso le riviste hanno piacere di ricevere delle istruzioni scritte in una forma precisa e quindi in fase di commissione ci invieranno anche un plico con delle regole editoriali da seguire. Questo perché? Perché quei poveri cristi che stanno in redazione e rivedono il pattern vogliono potersi muovere agevolmente senza dover perdere troppo tempo. Queste indicazioni possono riguardare delle abbreviazioni, tipo ” m sta per maglia, va scritto sempre in stampato minuscolo e mai in stampato maiuscolo anche se dopo un punto o ad inizio di riga”; oppure posso riguardare proprio delle intere frasi come mi capita spesso quando lavoro con riviste anglosassoni: “beg working in the round taking care not to twist sts“.

Pena perché non fa le cose fatte per bene? Nessuna, in realtà. Certo, potrebbero chiederti di sistemare il pattern secondo le loro regole editoriali, ma diciamo che bene o male tutti i designer riescono ad essere sufficientemente precisi.

Se il pattern presenta delle trecce o degli intarsi dovrete CHIARAMENTE fare la chart o degli schemi. Questo implica o mettersi di buona volontà e farlo in qualche modo a mano o a computer, oppure utilizzare un programma apposito. Potete chiedere direttamente alla rivista se utilizzano dei programmi specifici reperibili a prezzi modici. Alcuni di questi sono abbastanza intuitivi, altri un po meno.

Beh, e adesso che ho fatto tutto?

Ora, se non abbiamo avuto indicazioni in merito, possiamo chiedere alla rivista come procedere per la spedizione. Io, personalmente, non ho mai utilizzato la posta ordinaria e ho sempre affidato i capi a un corriere, sia per motivi di tempistiche sia per una sicurezza maggiore. Inoltre, i costi per spedire all’estero non sono esorbitanti.

Quindi imbustiamo o inscatoliamo, spediamo e in bocca la lupo! Speriamo che ci diano la copertina!!

Questi sono più o meno tutti i passaggi per poter pubblicare un patter su una rivista di maglia secondo la mai esperienza. Sicuramente ci sono modalità differenti che io non conosco, ma più o meno credo che queste fasi possano essere abbastanza generali da ritenersi probabili per molte riviste.

Buon lavoro!!

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