Ricamo su maglia – Fiori

Belli de casa, buongiorno!

Come promesso volevo condividere alcuni pensieri che mi sono affiorati ricamando i fiori nel mio ultimo progetto. Può sembrare banale, ma spesso mi sono trovato a disfare quanto fatto perché non avevo opportunamente pianificato per tempo tutte le sfumature necessarie a dare un minimo di tridimensionalità al fiore.

Ora, io non sono un illustratore, anzi, direi che io e il disegno viaggiamo su poli diametralmente opposti. Due rette che non s’incontreranno mai. Tuttavia, in questi ultimi anni ho imparato ed affinato alcuni concetti base del chiaro/scuro che mi sono tornati utilissimi nel ricamo e che ho provato ad applicare a questi ultimi lavori.

Bene o male, un po’ tutte le cose che non sono “piatte” hanno delle luci e delle ombre che sono date dalla tridimensionalità dell’oggetto (o meglio, la luce che le illumina crea delle parti in luce e delle parti in ombra) . A differenza delle foglie di cui ho parlato qui, i fiori hanno forme tridimensionali più interessanti e decisamente più complesse da rendere con il ricamo attraverso sfumature che non siano nette, a maggior ragione se si stratta di ricamo su lana in cui lavoriamo con filati più grossi. Più grosso è il filato, infatti, e meno superficie avremo per poter sfumare in modo delicato. Ma questo non significa che non sia possibile sfumare affatto.

Se diamo un’occhiata a questo fiore che ho fatto (e rifatto, e rifatto e rifatto….) più volte perché non ero mai veramente soddisfatto del risultato, possiamo vedere che cosa intendo quanto mi riferisco al tentativo (più o meno fruttuoso) di dare un senso di profondità al ricamo. Ho utilizzato due azzurri differenti per questo fiore. In realtà, la parte più scura è fatta con un color ottanio della Rowan, nello specifico un mohair lavorato a 4 capi, mentre l’azzurro più chiaro è Alpaca Classic sempre della Rowan. La base su cui l’ho ricamato è di Alpaca Soft DK sempre e ancora della Rowan. LOL!

Per creare le sfumature ho lavorato a sezioni: ho lavorato prima la parte scura e poi la parte chiara. Per evitare di avere linee nette tra un colore e l’altro, ho poi lavorato qualche punto a cavallo dei due colori per addolcire lo stacco e renderlo più sfumato. Naturalmente, A distanza l’effetto rende molto meglio che in un close-up, ma quando avrò le foto definitive sicuramente le linkerò.

L’idea della “pianificazione in anticipo” dei chiari e degli scuri è, quindi, molto importante. In primis perché ti evita la seccatura di dover fare e disfare (siamo virtuosi, ma andiamoci piano!); e in seconda battuta perché ti permette di giostrarti il lavoro e giocarti gli spazi da ricamare con sagacia!

Per quanto riguarda i punti, trattandosi di una superficie importante da coprire ho voluto procedere con dei punti pieni, irregolari e utilizzando anche il punto erba diviso (o punto spaccato) dove occorresse.

Anche per quanto riguarda i petali, consiglio sempre di prendere un po’ di tempo per studiare la direzione che vogliamo dare al ricamo. Ogni petalo è a sé e come tale avrà una direzione ad hoc.

Ora, parliamo un po’ dei filati.

Dopo questi due articolati sul ricamo su lana, mi sembra doveroso spendere due parole per parlare dei filati che possono essere utilizzati per ricamare su lana. Io direi: tutti. Ma con le dovute chiose.

Innanzitutto, stiamo lavorando su una base di lana, lavorata ai ferri o meno, ma sempre con un filato di lana. Questo ci suggerisce che il ricamo andrebbe fatto utilizzando un filato della stessa fibra.. Il cotone no, non l’ho mai utilizzato e non lo utilizzerei. Sono due fibre differenti che possono venire unite in fase di filatura ma lavorarle insieme, secondo me, non è un’idea funzionale .

Quindi direi: lana su lana.

La seconda macro-categoria sulla quale potremmo trovarci indecisi è: filati pelosi o filati puliti? Cardati o pettinati? Allora, io non ho una risposta che possa andare realmente bene, so però quello che piace utilizzare a me. Per quanto mi riguarda, lavorare con filati pelosi (alpaca, mohair etc…) ha dei pro e dei contro. Uno dei pro è senz’altro che ti permette di lavorare con un po’ di precisione in meno, quel famoso pressappochismo di cui si parla poco.

Un filato peloso tende a riempire e ad espandersi un po’, quindi difficilmente lascerà intravedere la base se per errore dovessimo lavorare due punti con una distanza non troppo ravvicinata tra di loro. Un altro pro è che i filati pelosi tendono un po’ a compattarsi e quindi a restare ben fermi anche dopo numerosi lavaggi. Il conto più grande che mi viene in mente su due piedi e la maggior attenzione che bisogna avere durante il ricamo. I filati pelosi tendono ad appiccicarsi, tirasi, annodarsi con più facilità quindi è importante cercare d’essere ben attenti che ogni gugliata non sia troppo lunga e che non si annodi sul retro del lavoro. Un altro contro potrebbe essere la grossezza del filato. Spesso avrete visto che ci sono dei fiati che sembrano sottilissimi ma che poi, in realtà, dobbiamo lavorare con ferri più grossi proprio in virtù della loro pelosità. Ecco, questo tipo di filato potrebbe far risultare il ricamo un po’ cicciotto. Non necessariamente pensate, eh!, ma senz’altro un po’ cicciotto. È una cosa da valutare prima.

Al contrario, se volgiamo lo sguardo verso filati puliti, questo problema molto probabilmente non ce l’avremo; sarà senz’altro più facile lavorarli perché tendono a scivolare maggiormente tra le maglie ad ogni passaggio e il loro titolo sarà assolutamente rispondente alle nostre aspettative. Detto questo, però, come per il ricamo su cotone o tela aida, ogni minimo errore divenne più visibile. Nel caso precedentemente citato di due punti erroneamente lavorati a distanza, la base del lavoro tenderà sempre a a intravedersi e potrebbe davvero essere un po’ antiestetico.

Se date un’occhiata a questo campioncino che avevo fatto per organizzare le proporzioni del disegno finale, potete vedere che per il becco e per il corpo ho utilizzato un filato molto pulito, e infatti distinguete chiaramente ogni singolo passaggio del filo. Se, però, guardate i fiori, il risultato finale è un po’ più peloso e morbido ed è proprio questa la differenza di cui parlavo.

Naturlamente, è bene valutare il livello di nitidezza che il nostro ricamo deve avere. Per particolari più piccoli che devono essere precisi e nitidi, io consiglio sempre dei filati molto puliti e sottili cosicché il ricamo riesca ben definito come, per esempio, la bocca e gli occhi dei Stephanie, in questo ricamo.

In definitiva, credo che la cosa che ho imparato di più ricamando è a mettere un po’ a freno la mia impulsività. Un tempo mi sarei gettato in un ricamo senza pensarci due volte, adesso, pianifico un po’ di più il progetto e faccio valutazioni circostanziate riguardo i filati per togliermi quasi qualsiasi dubbio e azzerare quasi del tutto le possibilità di dover disfare il lavoro per rifarlo da capo. Non è poco!

Anche per questa volta è tutto. Fatemi sapere cosa ne pensate e come procedete voi nei vari ricami che avete o avrete fatto! O, se avete domande, potete lasciarle nei commenti! Avere nuovi spunti per nuovi articoli mi fa sempre piacere!

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